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Dintorni.

Le Egadi.
L'arcipelago delle Egadi, il cui toponimo significa "favorevole, propizio" in riferimento forse alla mitezza del clima ed alla pescosità del mare, è un gruppo di isole di fronte alla costa occidentale della Sicilia costituito da tre isole principali Favignana (Aegusa), Marettimo (Hieza) e Levanzo (Phorbantia) e da due grandi scogli Maraone e Formica.
Costituite di tufo bianco conchigliare nelle parti pianeggianti e di calcari secondari in quelle elevate: il monte Falcone (686 m) nell'isola di Marettimo e il pizzo della Campagna (302 m) nell'isola di Favignana, con grotte molto belle (grotta del presepe a Marettimo).
Simile a quello delle coste occidentali della Sicilia è il clima, assai arido. Vi domina il vento meridionale e, per le frequenti tempeste, la costa sud-occidentale di Marettimo si presenta dirupata, quasi inaccessibile.
Le acque limpide e le coste affascinanti, i piccoli rilievi, le baie, le grotte, e poi il particolare richiamo della tonnara di Favignana (una delle poche superstiti in Sicilia), fanno delle Egadi una apprezzata meta turistica e balneare.
Dal punto di vista amministrativo formano un comune, che prende nome da Favignana, compreso nella provincia di Trapani.
Questo gruppo di isole fu frequentato dall'uomo sin dal paleolitico superiore.
A Levanzo, una grotta della cala Genovesi contiene un livello con industrie gravettiane, datato a circa 9200 anni a. C., a cui si sovrappone un livello a ceramica e fauna domestica. Sulle pareti esistono numerose belle incisioni di animali in stile verista, pertinenti allo strato preceramico. Di cronologia incerta, ma comunque più tarda, sono invece alcune figure dipinte (animali, antropomorfi).
Anche a Favignana sono documentati sporadici ritrovamenti di selci scheggiate, ossidiana, ceramica, fauna fossile.
La battaglia delle Egadi.
Combattuta il 10 marzo 241 a. C., fu la battaglia conclusiva della prima guerra punica. La flotta romana, agli ordini del console C. Lutazio Catulo, tagliò la rotta a quella cartaginese comandata dall'ammiraglio Annone, che recava rifornimenti in Sicilia, e gli inflisse una sconfitta disastrosa (50 navi affondate, 70 catturate, quasi 10000 prigionieri), che costrinse Amilcare a chiedere la pace.
Il rito della mattanza.
Fino a una quarantina d'anni fa la mattanza dei tonni era uno spettacolo tradizionale lungo le coste siciliane ed a Favignana in particolare, oggi invece sopravvive in pochissimi luoghi.
La mattanza (dallo spagnolo matar, uccidere) si svolge tra la fine di aprile e la metà di giugno e, pur nella sua finalità diretta a catturare i tonni da vendere sul mercato, riassume storicamente nella mente il valore simbolico dell'eterna lotta tra l'uomo e la natura, qui sotto forma di animale: rituale popolare, tradizione corale, cerimonia intensa e crudele, intrisa di forti significati culturali.
I branchi di tonni, sospinti dalle correnti orientali del mar mediterraneo, si ritrovano ogni anno in primavera per l'accoppiamento nelle calde acque del Canale di Sicilia dove i pescatori organizzano il sofisticato metodo di cattura secondo una tecnica antica e rigidamente codificata.
Gli animali vengono dapprima guidati all'interno di un sistema di reti e ancore galleggianti che li incanala verso la "camera della morte"; successivamente le imbarcazioni chiudono da ogni lato il quadrilatero e i tonnaroti issano la rete dove i tonni soffocano, storditi per la mancanza di spazio e di acqua; infine arriva il momento della mattanza quando i marinai colpiscono i tonni con gli arpioni e li issano sulle barche, mentre l'acqua diventa rossa del loro sangue in un crescendo davvero impressionante.
Al di là dei fatti simbolici, comunque, il lavoro delle tonnare siciliane rappresentava in passato una voce complessa e importante dell'economia con grandi stabilimenti (oggi splendidi esempi di vera e propria archeologia industriale) ed una vera attività imprenditoriale con un forte indotto per la lavorazione e la conservazione del pesce.
Nelle isole le tonnare furono importanti per l'economia sin dal 1453, quando divennero titolo di baronia. Seguendo poi il flusso degli interessi marittimi e commerciali dei liguri verso questo arcipelago, i banchieri genovesi Pallavicini-Rusconi, ottennero nel '600 da Filippo IV di Spagna l'arcipelago e le tonnare, in cambio di un loro grosso credito. Nel 1878 i Florio, anch'essi di origine ligure e grandi imprenditori, ne divennero proprietari rendendole ancora più moderne e costruendo gli stabilimenti industriali per la lavorazione dei prodotti ittici. Successivamente arrivarono i Parodi, i quali diventandone a loro volta proprietari, hanno ancora una volta confermato il legame esistente tra le Egadi e la Liguria.

Favignana.
La maggiore isola dell'arcipelago delle Egadi che i Greci chiamarono Egusa e che in epoca medievale prese l'attuale nome dal vento Favonio, dista 17 Km da Trapani dalla cui provincia dipende amministrativamente.
L'isola è in parte collinosa, toccando i 302 m s.l.m.; vi sono due zone pianeggianti, la Piana a est e il Bosco a ovest.
Sul monte di Santa Caterina che domina il porto di Favignana, sorge il Forte omonimo edificato da Ruggero II il Normanno nel 12° secolo ed ampliato e fortificato nel 17° secolo dagli Spagnoli. Da questo cocuzzolo, raggiungibile attraverso lunghi e sinuosi tornanti, si ammira un panorama sul paese e sulla ottocentesca tonnara dei Florio. Altre due tonnare, quella di San Leonardo e quella di San Nicolò, furono invece installate a Favignana in epoca angioina.
All'interno dell'isola nel quartiere S. Anna, il nucleo più antico del paese edificato verso la metà del 1600, si possono inoltre ammirare le cave di tufo e di arenaria (calcare grossolano organogeno di età neogenica, notevolmente tenero, che si estraeva nell'isola e che un tempo era molto usato come pietra da costruzione) che, mutando i loro colori in un continuo e penetrante gioco di luci ed ombre, creano un paesaggio innaturale di particolare suggestione. Oggi, alcune di queste cave, sono diventate dei splendidi giardini ed orti nascosti alla vista e che il passante dovrà appositamente ricercare per scoprirne la straordinaria bellezza.
Affascinanti per la ricchezza degli scenari naturali, sono poi punta Faraglione (a strapiombo sul mare) all'estremità settentrionale dell'isola, punta Ferro e punta Calarossa.
Principale risorsa economica è il turismo, avendo ormai perso l'importanza di un tempo la pesca del tonno; la popolazione vive in prevalenza nel centro di Favignana, capoluogo del comune che abbraccia tutte le Egadi.
L'isola di Favignana conserva tracce di frequentazione fin dal periodo neolitico (grotte della Montagna Grande), in connessione con il secondo stadio dell'eneolitico della cala dei Genovesi della vicina Levanzo.
Importante piazzaforte punica, è menzionata da Polibio per la battaglia che nelle sue acque si tenne nel 241 a. C. fra la flotta cartaginese e quella romana e che pose fine alla prima guerra punica.
A epoca punica appartengono alcuni ipogei, trasformati poi in tombe paleocristiane; non mancano inoltre testimonianze (resti di case, di un acquedotto scavato nella roccia, etc.) relative al periodo romano imperiale, come anche alle età bizantina e araba.

Levanzo.
Isola dell'arcipelago delle Egadi, a 15 Km circa da Trapani, a 4 Km a nord di Favignana (al cui comune appartiene), Levanzo è l'isola più vicina alla costa trapanese, con un piccolo porto, e un adorabile paesino.
Ha coste alte e dirupate con numerose grotte, e culmina col pizzo del Monaco, a 278 m.
Vi si coltivano l'uva e il frumento, ma la maggiore risorsa è data dalla pesca. Gli abitanti sono accentrati nel centro omonimo, sulla costa sud-orientale, al fondo di una piccola cala. Notevole il faraglione, isolotto conico, unito alla terra da un piccolo istmo.
Nell'isola, nella cala Genovese, si apre una grotta di immenso valore scientifico-culturale abitata in epoca preistorica. Sopra un livello gravettiano, con industria su lama, mammiferi pleistocenici e alcuni molluschi, datato, mediante il 14C, a circa 9200 anni a. C., si trova un livello contenente molti resti di molluschi, di animali domestici e ceramica riferita alla cultura di Diana. Particolarmente importanti sono le numerose figurazioni rupestri del paleolitico superiore della grotta dei Genovesi, rappresentate da pitture schematiche (esseri antropomorfi, quadrupedi, pesci, idoli) e da molte incisioni in stile naturalistico, soprattutto cervi, bovini, equini e qualche figura umana. Per queste ultime è stata proposta una datazione corrispondente al periodo di formazione del livello paleolitico; le pitture, invece, sono datate al neolitico o all'età dei metalli.

Marettimo.
Marettimo, per i Greci Hiera, l'isola sacra, è un'isola dell'arcipelago delle Egadi e fa parte del comune di Favignana. È la più orientale, la seconda per estensione e la più montuosa dell'intero gruppo. Situata 15 Km ad est di Favignana, dista circa 30 Km dalla costa occidentale della Sicilia (33 Km da Marsala e 25 Km da Trapani) e culmina nel monte Falcone (686 m).
Gli abitanti sono quasi tutti pescatori, accentrati nel centro omonimo, situato sulla costa orientale e dominato dalle scoscese pendici dei rilievi calcarei che coprono l'isola.
Sulla Punta Troìa è visibile una fortezza borbonica, un tempo adibita a prigione; appena sopra il paese si scorgono invece le tracce del passaggio romano nell'isola e anche una piccola chiesa di epoca normanna.
Ricca di suggestive grotte (del Cammello, del Presepe e della Bombarda) raggiungibili in barca, Marettimo accoglie anche diverse specie endemiche, animali e vegetali. Tipica è la macchia a leccio, lentisco ed erica e le specie vegetali appartenenti alla macchia mediterranea.
La visita all'isola è oggi agevolata dalla presenza di sentieri pedonali che consentono di apprezzarne appieno il fascino.

Pantelleria.
L'isola di Pantelleria, costituente un comune della provincia di Trapani, sorge al centro del Canale di Sicilia su fondali relativamente pochi profondi a 70 Km dalle coste dell'Africa e 120 Km circa dalle coste siciliane.
Pantelleria (la "perla nera" del mediterraneo perché di origine vulcanica), offre spettacolari vedute e si presenta con la montagna interamente ricoperta di boschi sempre verdi composti in gran parte da pino marittimo (zappinu) e da pino d'Aleppo (deda); la valle ricca di arbusti tipici della macchia mediterranea: l'erica (scappuccino), il cisto, il fico d'india ed in primavera le ginestre, il "corallo di terra" e le buganvillee; e la costa con deliziose e pacifiche calette e insenature ricche di pesci e di grotte accessibili solo dal mare.
L'isola, di origine vulcanica e dalla particolare forma ovale, è in prevalenza montuosa e si presenta con una singolare conformazione a crateri. Il suo settore sud-est mostra un rilievo complesso, dovuto all'azione vulcanica e caratterizzato da una caldera circolare nella quale si è formata una grande cupola di ristagno (montagna Grande, 836 m), intorno a cui si elevano altre piccole alture, dette Cuddie. Nella parte sud-est dell'isola sorge il monte Gitele (700 m). Il settore nord, anch'esso montuoso (da cupole di ristagno), è meno elevato (monte Gelkhamar, 286 m).
Tipiche sono le depressioni, alcune, probabilmente antichi crateri, intensamente coltivate: così il Bagno dell'Acqua a nord, la contrada Monastero a sud-ovest ed altre.
Se nell'isola le eruzioni vulcaniche sono ormai cessate, esse però perdurano in mare a nord-ovest di essa (l'ultima eruzione sottomarina si è verificata nell'ottobre del 1891). Vi si riscontrano inoltre numerose manifestazioni post-vulcaniche. Così le favare, getti di vapore acqueo intorno ai 100° C in vari punti dell'isola, alla montagna Grande, alla Cuddia Mida, nella contrada Monastero, etc.; e le mofete, esaltazioni di anidride carbonica. Le stufe, o bagni asciutti, sono getti di vapore (32° C - 33° C); uno di essi, il Bagno Asciutto, viene utilizzato solitamente per cura. Numerose sono le buvire, sorgenti termali con temperature sino a 70° C, contenenti silice e carbonato sodico; di un certo interesse è il Bagno dell'Acqua, piccolo lago craterico di 0,5 Km di diametro di acqua calda e fangosa. L'isola manca di sorgenti di acqua potabile e la popolazione utilizza acqua di cisterna.
La vegetazione naturale, dove non è stata distrutta dalla pratica agricola, è di tipo mediterraneo.
Gli abitanti vivono in 3 centri, Pantelleria (3454 abitanti), Khamma e Scauri, e in numerose tipiche case sparse (dammusi), abitazioni di forma cubica dalle spesse pareti costruite in pietra lavica e ricoperti da cupole sinuose ed orientaleggianti che, rese impermeabili e imbiancate, oggi, con la calce, servono a mantenere una temperatura gradevole all'interno e, soprattutto, a raccogliere le acque piovane nelle cisterne che di solito sono scavate nel sottosuolo sotto la terrazza (passiaturi) di accesso al dammuso.
All'interno i tetti sono a volta, a crociera o reale, mentre i pavimenti, nei dammusi più antichi, sono in mattoni di terracotta o in maiolica policroma decorata a mano. Spesso capita di vedere nelle vicinanze del dammuso una sorta di torre, bassa, circolare, costruita anch'essa con pietra a secco, dalla cui parte alta si intravede appena la fronda di uno o più alberi: è il giardino pantesco protetto da queste mura che difendono dai venti gli alberi da frutta, aranci, limoni, e che racchiudono al loro interno un piccolo paradiso di colori e di profumi.
I porti sono Pantelleria e Scauri, entrambi inadeguati alle esigenze locali.
Principali prodotti commerciali sono l'uva da tavola (zibibbo) ed i capperi. Sono notevoli inoltre il moscato di Pantelleria, che si ottiene dall'uva passita, e le lenticchie. Il turismo è in espansione. L'isola è dotata di un aeroporto.
L'isola è stata abitata sin dal neolitico da popolazioni (i cosiddetti Sesi) che, provenienti forse dalla vicina Africa e dedite all'agricoltura, alla pesca e al commercio dell'ossidiana, si stanziarono nella zona fra le località di Mursia e Cimillia come rivelano gli importanti resti archeologici dell'agglomerato urbano e della necropoli dei Sesi. Del villaggio fortificato neolitico restano le tracce delle abitazioni o capanne, all'interno delle quali sono state ritrovati ceramiche, stampate a crudo o disadorne, vasellame e resti di utensili ed oggetti realizzati in ossidiana, la nera pietra vulcanica, e dell'imponente muraglia, il cosiddetto Muro Alto, costruito con grossi blocchi di pietra e che separava il Villaggio dalla Città dei Morti. Caratteristici del periodo sono i "Sesi", costruzioni megalitiche, forse monumenti funebri, a forma ellittica con numerosi ingressi e strutturati all'interno in lunghi corridoi o gallerie e celle di diverse dimensioni. Fra questi il più importante ed il più imponente per le dimensioni è il Sese Grande o altrimenti detto "Sese del Re", certamente destinato alla famiglia dominante e più potente del villaggio.
L'isola di Pantelleria, l'antica Cossyra di cui i Fasti Trionfali ricordano un trionfo sui suoi abitanti nel 254 a. C., fu sin dall'antichità terra di conquista per molti popoli. Accolse infatti prima i Fenici ed in seguito fu sotto la signoria Cartaginese fino alla seconda guerra punica, quando fu occupata dai Romani nel 217 a. C. Nel '700 circa gli Arabi se ne impossessarono, massacrandone la popolazione cristiana. Conquistata nel 1123 dai Normanni di Ruggero I conte di Sicilia, a quest'ultima Pantelleria rimase da allora legata politicamente seguendone le sorti. Ai Normanni si deve la costruzione del Castello detto "Barbacane", simbolo dell'isola, che si affaccia sul porto, edificato probabilmente su una fortificazione bizantina e, successivamente, ampliato e modificato dagli Spagnoli nel 16° secolo.
Nel 1551 e nel 1553 subì le incursioni musulmane.
Durante la seconda guerra mondiale, a motivo della singolare importanza assunta dal Canale di Sicilia nel quadro del settore mediterraneo e africano, l'isola di Pantelleria fu potentemente fortificata dal governo italiano; occupata la Tunisia (15.5.1943), gli alleati, che già avevano iniziato il bombardamento dell'isola, la sottoposero ad una intensa e continua azione distruttiva; l'11 giugno furono iniziate le operazioni di sbarco e nello stesso giorno la difesa capitolava.


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